Una comunità che si fa prossima

Nel pomeriggio di domenica 19 novembre 2023 – presso il teatro di S. Maria del Gradaro – si è svolto l’evento “Una comunità che si fa prossima: un impegno comune per il tempo di oggi”, aperto alle diverse associazioni di volontariato e di servizio sociale.
Il vescovo Marco ha ribadito che il compito di un vescovo è quello di benedire, perciò di evidenziare il bene.
A fronte delle testimonianze di servizio e di assistenzialismo raccontate, Mantova si rivela essere una città attenta, pronta ad accogliere gli svantaggiati e a donare vita nuova, grazie anche alle 600 associazioni presenti in città, a dimostrazione del fatto che il volontariato è una delle grandi risorse italiane.
Il nostro rischio oggi, come cultura occidentale, è la sterilità: percepiamo un occidente stanco, crepuscolare. Ma se siamo capaci di dare futuro a qualcuno, rinnoviamo anche noi stessi, creando così una comunità forte, resiliente, che sa prendersi a cuore detenuti, immigrati, indigenti, soli, fragili… Non possiamo far finta di niente davanti alla marginalità sociale.
Chi sarà il popolo italiano fra dieci/vent’anni? Il meticciato è stata una fortuna che ha implementato la genialità italiana. I fenomeni di melting pot – se accompagnati – daranno sempre più frutto, grazie alla fusione di diverse idee, razze e culture. Ora viviamo anche una forte emigrazione di molti italiani all’estero (6 milioni) che purtroppo impoverisce il nostro territorio. Per quanto riguarda la questione dell’immigrazione, solo uno su dieci si ferma in Italia. Si auspica che tanta burocrazia venga snellita e velocizzata per integrare e favorire l’inclusione, regolando comunque il flusso migratorio.
Rispetto alle logiche di inclusione, il vescovo chiede di non usare più il termine “extracomunitari”: non possiamo pensare a qualcuno al di fuori della comunità. Avendo visitato tante scuole e numerosi luoghi di lavoro, ha potuto constatare che sono veri e propri laboratori di integrazione e di promozione con l’intento di offrire strumenti linguistici e culturali.
Il vescovo visita il nostro carcere circa tre volte all’anno. Fra i detenuti trova pochi mantovani: questo spiega perché forse è una realtà così poco attenzionata. Ma ultimamente ci sono stati vari interventi di bonifica ambientale e igienica insieme a una serie di percorsi accompagnatori culturali e di animazione per i carcerati. Il vero problema è il post carcere, il reinserimento nel tessuto sociale e lavorativo. Caritas è già attiva su questo tema, tuttavia si auspica che ci sia una maggiore interazione con la città.
Siamo chiamati ad ascoltare e ad accogliere, altrimenti le povertà si moltiplicheranno.
Tutti gli interventi sono importanti, però tutta questa beneficienza deve diventare benevolenza, segno di solidarietà, condivisione, dignità, fraternità, possibilità di incontrare le persone e di creare legami.
Con l’avvio della visita pastorale, il vescovo ha ricordato ai presenti di essersi recato a benedire l’ex palestra del seminario, adibita a dormitorio. Avendo trovato le brandine poco convincenti, vuole provare a chiedere ai fedeli se, durante la S. Messa della notte di Natale, desiderano fare un’offerta a favore di chi alloggerà in questo spazio rinnovato: oltre a un tetto, dare anche un letto.

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